
I
Non ho votato ai referendum. Il motivo era di ordine pratico: vivo all’estero e la mia iscrizione all’AIRE è persa da mesi in un limbo burocratico, e non potevo tornare giù e chiedere un altro giorno di ferie.
II
Sono contento che abbiano vinto i referendum - Nonostante sia a favore del nucleare (e di questo parleremo dopo), ma per il resto il segnale politico non può che far piacere. Ciònonostante.
III
La campagna per il quorum mi ha disgustato. Tu. Si, proprio tu, tu che cambiavi il tuo avatar nel logo dei quattro “sì”, tu che diffondevi i vari video virali per il quorum, tu che gridavi sui tuoi status di andare a votare, tu. Tu. Vergognati, tu. Certo, ha funzionato. Bene. Abbiamo vinto. Benissimo. Ma a che prezzo?
Al prezzo di dimostrare che non siamo diversi da niente, che non siamo migliori di nessun altro. Che è stata -almeno online, che è come l’ho vissuta all’estero- una campagna giocata sui memi, sulla pressione di gruppo, sul tutti vanno a votare quindi ci vado anch’io, su argomentazioni palesemente pretestuose ed emotive come “votare è un dovere civico” o “mio nonno ha fatto il partigiano per farti votare” (anche su questo: vedi dopo). In particolare, è stata una campagna del tutto sganciata dai quesiti. In settimane e settimane, hanno condiviso di tutto: avatar, status, gif, messaggi sulle proprietà copiative delle schede (questa in effetti non la sapevo), eccetera. Praticamente nessuno ha condiviso materiale sui quesiti in sè, tranne forse qualcosa sul nucleare. Ok, il legittimo impedimento si spiega da solo. Ma sull’acqua? Perchè avrei dovuto votare sì sull’acqua? Personalmente ne ho una (vaga) idea, abbastanza per convincermi: ma se non l’avessi avuta? Boh.
In UK hanno fatto recentemente un referendum per cambiare il sistema elettorale (purtroppo fallito). Ogni volantino spiegava, in termini semplici e chiari, il perchè e il percome della propria posizione. È stata una propaganda forte, anche emotiva, ma con alla base i contenuti, i fatti, le conseguenze. In Italia, almeno apparentemente, era una campagna di memi.
IV
Chi cazzo sei per darmi degli ordini? Se gli argomenti stavano a zero, quello che brulicava era un tamburo costante di imperativi. E questa è la cosa che veramente mi faceva sperare di vedere Berlusconi sorridere e mandarvi tutti in culo. “Vota Sì. Vota Quattro Sì. Vai a votare. Ricordati di votare. Vai. Vota. Fai.” Fai? No scusa. Chi cazzo sei. Si, dico a te. Chi cazzo sei. Devo stare a sentire te che mi dici “Vai a votare”? E perchè? Spiegamelo. Fammi sapere le tue ragioni. Discuti. Dimmi qualcosa che mi convinca. Invece no. Vota. Vai. Fai. Seguici. Resistere è futile. Beh, sentirmi trattato come una vittima dei Borg, sentirmi costantemente esortato senza un perchè, è una delle cose che mi fa più schifo possibile. Foss’anche per la causa più ovvia e santa del mondo. Tu, che mi scrivi di andare a votare: chi sei? Come ti permetti? Seriamente. Come ti permetti.
V
Ho tutto il diritto di non votare. La cosa più ridicola e insopportabile di tutta la campagna referendaria è stato il mantra del “votare è un dovere”, “vergognati se non voti”, “mio nonno ha lottato per farti votare”. Prima di tutto, votare è un mio diritto. C’è scritto nella costituzione che è un “dovere civico”. Beh, anche la costituzione può dire delle cazzate: sappiate che ho anche il diritto di non essere d’accordo con la costituzione. La costituzione è un pezzo di carta che nasce da compromessi, in un’epoca storica diversa da quella attuale: è ammirevole, è forse uno dei migliori pezzi di politica della storia italiana, una sorta di gemma misteriosa nata dalle fiamme: ma non è sacra -quando si sacralizza, si cessa di pensare.
Ora, siccome non c’è nessuna sanzione per chi non vota, e siccome non votare di per sè è una scelta puramente personale (è un’espressione, tanto quanto mettere la crocetta) a tutti gli effetti ho il pieno diritto -anche morale- di non farlo. Tuo nonno è morto per darmi dei diritti; guai se fosse morto per togliermi delle libertà. Questo perchè i diritti non devono essermi inculcati, altrimenti non sono più diritti, ma vessazioni. Avere il diritto di esprimere la propria opinione non equivale a doverla esprimere obtorto collo. Poi posso essere d’accordissimo che votare è una cosa buona di per sè: anche salutare il proprio vicino di casa o trattare bene la propria mamma è una cosa buona, ma guai a obbligarmici. Non mi convinci certo a votare a un referendum che sottosta a un quorum per mero dovere civico. Mi ci convinci se vogliamo che vinca il sì, non altro. Il (non) voto strategico sarà una triste realtà, ma è un diritto del cittadino.
VI
Il quorum è un abominio. Proprio perchè votare è un diritto, e non dovrebbe essere necessariamente un obbligo, altrettanto è giusto che chi decide di astenersi dall’esercitare tale diritto non possa ledere chi, invece, decide di esprimersi. Se non vai a votare, è come se tu non esistessi. Punto. Questa è una questione di civiltà. Il quorum esiste soltanto per permettere il sabotaggio referendario, come tale questa è la vera vergogna che andrebbe -guarda caso- rimossa dalla costituzione.
C’è chi dice che il quorum sia necessario per evitare che un quesito particolarmente oscuro o capzioso rimanga in mano ai pochi interessati, e lasci indifferenti gli altri, disinformati. Bene: alziamo la soglia per avere un referendum, allora, mettiamo degli obblighi di informazione più forti di quelli attuali. Posso anche compromettere su un quorum “base”, diciamo del 20%. In ogni caso, dev’essere una cifra che renda l’astensionismo una strategia perdente. Io spero davvero che alla luce dell’attuale partita, vinta per un soffio dopo sedici anni di quorum falliti, si faccia un movimento per l’abolizione o quantomeno il forte ridimensionamento del quorum. La vedo dura, ma intanto lanciamo la palla.
VII
Siamo identitaristi. Sempre. Non crediate di sfuggire a questo solo perchè siete di sinistra, perchè vi sentite degli spiriti liberi. Non lo siamo, e questo referendum lo ha dimostrato. Scambiarsi esortazioni reciproche, che non possono convincere se non per pressione tribale, scambiarsi logo e video, non servono a convincere razionalmente nessuno. Servono a fare blocco, a fare tribù, a fare colori dello stadio: noi siamo noi, e siamo contro di voi. Cosa sia poi “noi” e “voi”, dipende da mille fattori di cui la scelta razionale è di solito del tutto secondaria. In questo non siamo niente di superiore, di diverso da alcunchè.
VIII
Siamo conservatori. Non è necessariamente una cosa cattiva, ma non possiamo sempre giocare in difesa. Difendere la Costituzione. Difendere i diritti. Benissimo (anche se questo vezzo di ritenere la Costituzione intoccabile ci si ritorce contro: vedi sopra). C’è moltissimo da difendere, perchè moltissimo è sotto attacco. Ma proporre? Inventare? Osare? Balzare? Zero. Siamo un popolo pavido, ciascuna parte dietro la sua trincea, a difendere il suo. Questo referendum non ha cambiato di una virgola questo, che è il nostro problema principale. Che poi è il motivo per cui si viene divorati da mostri acefali come i grillini -ovvero, chiunque proponga qualcosa e chiunque cerchi di porsi come terza via, viene visto come l’ancora di salvezza, non importa quanto sgangherata e di pancia sia.
Perchè stare in difesa in realtà è perdente, per un motivo che possiamo riassumere con chiedere 100 per ottenere 50. Se negoziamo partendo dallo status quo (e dovremo sempre negoziare), inevitabilmente perderemo terreno rispetto allo status quo. E infatti sul terreno dei diritti, delle tutele, perdiamo sempre. Sempre. Dobbiamo negoziare partendo dal doppio, dal triplo, dal decuplo. E poi forse possiamo pensare di scendere.
Da un altro lato, siamo conservatori perchè siamo un popolo di luddisti. Dopo sedici anni passa un referendum e -guarda caso- si propone di rifiutare l’energia nucleare. Dov’era questo elettorato quando invece si trattava di abolire la legge 40 che limita la procreazione assistita? A casa. La cosa è del tutto coerente, se ci pensate: terrore della tecnologia, da un lato e dall’altro. Perchè alla fine non è altro, se non terrore, se non smettere di ragionare, esorcizzare l’Incubo Invisibile. Ho letto ricercatori in fisica rifiutare esplicitamente di considerare le statistiche. Ho visto di tutto, dalle foto del coniglio senza orecchie a seriosi articoli di quotidiani privi di qualsivoglia dato. Non ho visto i dati. Ma transeat, ormai inutile convincere chiunque: contro la paura non si convince nessuno. Alla fine la Santanchè ha paura della zingaropoli, noi abbiamo paura di nuclearopoli. Siamo veramente diversi?
IX
I buoni e i cattivi. Che poi sul nucleare si è aggiunta un’altra cosa: il nucleare era stato proposto dalla destra, quindi dai cattivi. Quindi si razionalizza dicendo: ok, il nucleare non è così cattivo, ma non qui, perchè qui lo gestirebbero i cattivi, e quindi finirebbe in catastrofe, in centrali fatte di sabbia, in camorre che le divorerebbero. Forse. Ma se dovessimo fermarci di fronte a questo, allora dovremmo dire addio a ogni infrastruttura, perchè ogni volta che si costruisce un viadotto ci sono mezzo appalti e a ogni appalto possono saltar fuori i cattivi, e ogni viadotto dovrebbe crollare (e temo che i viadotti siano più pericolosi delle centrali nucleari). Se il problema è la camorra, diciamo no alla camorra, non al nucleare. Ma il vostro problema è il nucleare.
X
Ti sai solo lamentare. Per carità. C’è stato molto di buono: l’aspetto meramente politico per esempio. Il fatto che la sinistra abbia saputo battere la destra sul piano comunicativo per la prima volta in quindici anni, il vedere una destra praticamente morta, incapace di dire e fare alcunchè, fa comunque pensare positivamente.
Ma se al di là di questo poi, sotto, c’è il vuoto; se al di là di questo l’alternativa a Berlusconi è anch’essa specchietti e biglie di vetro, di forme senza contenuto, se anche qui viviamo di terrori agitati davanti agli occhi come torce davanti ai cani; se teniamo precariamente le nostre mura, che si sgretolano alla marea e non conquistiamo più il mare, allora significa che siamo diventati come loro. Che la sostanza è finita, che il vuoto è vuoto. Hai voglia a sentirti migliore, hai voglia di fare la rivoluzione arancione o il popolo viola (anche qui: meri colori, cosa c’è sotto?). Hai voglia a fare le festicciole, a fare i video buffi su Youtube, a darci le pacche sulle spalle e i palloncini alle finestre. Come se avessimo vinto la partitella. Forse vogliamo un mondo migliore: ma possiamo, se non siamo migliori noi?